Oggi si parla dello sciopero dei magazzinieri Amazon che è stato organizzato in occasione del Black Friday. Uno dei momenti più importanti per l’impero di questo colosso delle vendite. Perché mette in difficoltà il processo distributivo.

Forse neanche tanto, però la storia è questa: i lavoratori chiedono trattamenti migliori e un incremento retributivo che si trova oltre i minimi del Ccnl. Ovvero il contratto collettivo nazionale di lavoro. I turni sono massacranti, la paga non sufficiente.

Ma è così? Difficile arrivare a una conclusione. Le cifre si alternano, le testimonianze giocano a un continuo ping pong. I lavoratori lamentano soluzioni invivibili, i responsabili mettono in chiaro i numeri. Ma ti dico questo: io non sarò mai un magazziniere Amazon. O almeno farò di tutto per non arrivare a questo punto.

Quanto guadagnano i magazzinieri

Il problema che si nasconde dietro questo sciopero: le retribuzioni troppo basse rispetto all’impegno quotidiano che viene richiesto al lavoratore. Che, secondo Amazon, viene iquadrato come un quinto livello appena entra e guadagna circa 1.489,33 euro lordi al mese.

Dopo 18 mesi è previsto uno scatto che porta al quarto livello con uno stipendio di 1.578,75 euro lordi al mese. Cifre che al netto si aggirano intorno ai 1.200 euro al mese, niente di eclatante. Ma non è questo il problema secondo i sindacati.

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Le motivazioni dello sciopero Amazon

Le motivazioni dello sciopero riguardano le modalità di lavoro, che i sindacati ritengono troppo impegnative per i magazzinieri. Turni di lavoro stressanti, ritmi elevati soprattutto in prossimità delle feste comandate e scarso attaccamento dell’azienda nei confronti del lavoratore. Come accade nel caso dell’opzione The Offer:

“Un’offerta che Amazon fa ai propri dipendenti che abbiano un’anzianità contrattuale compresa tra i due e i cinque anni: a gennaio, viene data una finestra di tempo a ognuno di questi lavoratori per scegliere di rescindere il contratto”.

Una dimostrazione di malvagità nei confronti del lavoratore? Può essere, però se da un lato immagino e capisco le difficoltà di chi è costretto ad accettare queste condizioni (vuoi per bisogno o per mancanza di alternative) dall’altro non la condivido al 100%. E lo dico subito: non sarò mai un magazziniere Amazon.

Cambiare tutto per non cambiare niente

Lo so, questa citazione del Gattopardo è sempre malinconica ma fa capire tutto. Non puoi aspettare che sia qualcuno a combattere per te e per la tua causa. Il sindacato deve lavorare per garantire salari e turni di lavoro migliori, condizioni più umane.

Non metto in discussione il ruolo che hanno avuto queste istituzioni nel tempo e nella storia dei lavoratori. Ma penso anche che le evoluzioni del capitalismo hanno imposto regole diverse. Regole che il lavoratore deve accettare per sovvertirle.

Non sono un fanatico dell’individualismo, del precariato e dello sfruttamento. Sono stato precario e lo sono ancora oggi. Proprio per questo porto la mia esperienza personale: il dipendente deve ragionare come un libero professionista, deve essere pronto a cambiare ed evolversi verso soluzioni diverse. Molto diverse.

Lo so, non è facile. L’incertezza e l’indecisione ti impedisce di crare legami stabili e di mettere radici. Ma oggi è così, vale per la grande azienda come Amazon e per la piccola web agency. C’è chi ci marcia e chi subisce questa condizione cercando i tutelare il più possibile i propri dipendenti. ma l’instabilità e la precarietà è un fattore endemico della nostra società lavorativa.

Le cose stanno così, prendere o lasciare

Le piccole agenzie ti assumono per stipendi miseri e portano avanti dei contratti che possono sciogliersi in qualsiasi momento, in un modo o in un altro. Non ci sono ancore di salvezza, tutti sono in costante pericolo. Tutti possono perdere il lavoro.

Perché le condizioni del lavoro cambiano: oggi ho bisogno, domani no. Come posso continuare a pagare un dipendente se non ho il lavoro per gli stipendi?

amazon

Le grandi aziende fanno come credono e tu sei libero di accettare o meno. Amazon tratta male i dipendenti, ci sono precedenti ben chiari che testimoniano tutto questo. Però funziona, la gente compra valanghe di oggetti. E spende senza pensieri.

Ogni volta che acquisti una boiata (che in realtà non ti serve) su Amazon c’è un neolaureato che sposta un pacco maledicendo il giorno in cui è entrato in questo inferno. Sempre meglio però di aprire una partita IVA, giusto? Dico bene?

L’inferno dei freelance e delle partite IVA

Mentre l’attenzione si concentra sulla categoria dei magazzinieri Amazon, che hanno la mia vicinanza, i dipendenti pubblici continuano ad avere incentivi, premi, tutele e certezze. Una casta di intoccabili sopravvive al dramma del precariato.

magazzinieri amazon
Le partite IVA in Italia – Fonte Linkiesta

Però tutti si ritrovano sotto la bandiera della pretesa, della lamentela, della richiesta legata al salario e alle ferie garantite. Alla tredicesima, alla malattia pagata e alla maternità. Benefit che le partite IVA non conosceranno mai.

Proprio quando tu, dipendente, ricevi la tredicesima io pago la rata delle tasse. Una mazzata che si aggiunge all’IVA. Che non mi appartiene, ma il cliente la vede come un costo. E diventa sempre più difficile far accettare un preventivo. Come suggerisce Linkiesta, sono sempre di più le partite IVA. E sono sempre più povere:

“gli autonomi senza dipendenti e non facenti parte di alcuna corporazione, guadagnavano nel 2015 16.583 euro annui, il 22,6% meno che nel 2008, mentre i dipendenti erano a quota 28.138 euro, e coloro che facevano parte degli ordini 44.813”.

Capisco l’importanza di avere un lavoro tutelato, comprendo. Nel frattempo si continua a ignorare un mondo di partite IVA che vengono trattate come lo zerbino d’Italia. Non c’è tutela, non ci sono diritti, la pressione fiscale è assurda.

Sai quante volte ho lavorato con la febbre? Sai quante volte ho rinunciato a viaggi e ho accettato condizioni infelici pur di far quadrare i conti? E costruire una famiglia?

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Magazzinieri Amazon: guerra dei pezzenti

Questa è la guerra dei pezzenti: piccole partite IVA, dipendenti che inseguono il sogno digitale, agenzie che rincorrono un sogno. Ci siamo tutti in questa battaglia.

Io non critico il sindacato che protegge il magazziniere Amazon. Vorrei qualche attenzione in più per chi, come me, arricchisce le casse dello stato ogni giorno. Pari diritti per tutto, sei d’accordo? Perché le partite IVA sono sempre all’ultimo punto di qualsiasi politica sociale? Lascia la tua opinione e la tua esperienza nei commenti.

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